Letargo

Come una morbida bestia umana

afferro, sicuro

col palmo caldo della mano

la fredda presa di un piede,

strano contatto anatomico

la pianta del piede

il palmo della mano

come trascinar una preda

da uomo preistorico.

come una clava la tua gamba

la coscia, e impugnatura la caviglia

che si allunga, tende tendini e rilassa

o forse…clava o cibo?

I miei occhi salgono a te cadendo

e ci sei

sorridente di birra

con la tua voglia seria

di giocare,leggera

mi assaggi

piccolo furetto

con le tue labbra morbide, umide

la tua lingua

ed io?, ti bevo, ti stringo

le nostre forme ed i nostri corpi

stirano i vestiti pressandoli

e l’aderenza ci fa maschi

morbide,piccole bestie che si strusciano

come prima del sonno al cuscino

e già sono nel torpore della fase rem

e due amàzzoni s’incontrano

mi ingozzo tremante

come una bestia

di quell’eros imprevisto

so che l’inverno sarà lungo

e, come una bestia

mi preparo al letargo.

Montevecchio-Guspini
31 agosto 2009

Come donna ti dico >ready-made

Un giorno

Facendo uso delle mie doti di veggente

Profetizzai che ti avrei amata fino alla noia

Se in quel tempo

Tu avessi tappato tutte le aperture del mio corpo

Otturata di te

Sarei morto felicemente asfissiata

Ma ora

che le tue parole mi stancano corporalmente

e il tuo garbuglio di frustrazioni insuperabili

e la tua follia volontaria

mi provocano repulsione

mi rifiuto di continuare a rappresentare il mio ruolo di vittima

Rinuncio all’Accademia

non mi lascerò più torturare dalle tue fantasie truculente

Odio l’agonia

la prepotente sofferenza dei martiri

il mio corpo non servirà mai più da tributo

ad una dea mongoloide_

ready-made di e dall’opera di una poetessa spagnola della quale presto rintraccerò il nome
****rintracciato: il nome della poetessa è MIRIAM REYES da “tierra y sangre”****

Rinascita a padre

Lenta l’agonia

dell’ingrasso inconsapevole

dell’obesità ottusa

dell’ingordigia

Esplodere di gonfio

e poi rinascere

e giustamente piangere, frignare

come ogni vecchio poppante che si rispetti

Attendere di vedere

aspettare di capire

parlare,gattonare,camminare

poi,finalmente,giocare, di nuovo.

Senza ricordare di essere stato

reincarnazione di me stesso

e stavolta orfano

e maschio

Neanche l’illusione, adesso,

che la vita possa ora nascere in me

soltanto padre

al limite

ed è già molto.

casa Ceve-FI

9 settembre 2009

Occhi blu

Questi occhi blu

con i quali mi ritrovo ad esser bello

per chi mi guarda

affascinato

ma io so

ed in loro piango

perché in loro passa

ciò che nel cuore ormai è patetico

è lì che rendo delicato uno sguardo

e poi segue il tatto

morbido

dell’osservare

io che non li vedo

li sento parlare entusiasti

ridere, e sento lì

quel che è simpatia e forse acutezza.

e lì io vedo ciò che gli altri vedono:

lo squarcio asimmetrico

e la mia vista opaca

che parla d’amore

ma che bel fascino di lupo ferito!

in mezzo alla neve

gelida  ,   fredda

di città

Non a me la responsabilità di averli feriti

Ma la colpa di aver corso sulla neve

sopra il cemento

come un pazzo si affida al padrone.

Questo sì!

Sentivo stridere le unghie

sul cemento

e quasi mi dava una forza maschia

questo dedicarmi alla vita

e come un cane

non avrei abbandonato il mio piccolo branco,

pur accettando di non esserne la testa,

pur conscio della mia adozione.

scacciato,

dal branco adottivo

vago nel bosco

ancora in cerca di cibo.

Firenze

9 settembre 2009

poesie minuscole e senza pretese

I miei scritti a me non piacciono, insomma,non troppo, so che non sono poesia ma soltanto scritti poetici, ma trovo piacere a scriverli,a giocare con l’arte della poesia.

Ritengo che l’arte non sia materia di artisti ma pratica quotidiana per coltivare il superfluo come necessità vitale–>quel che è poi.

Gli artisti,per conto loro,fanno dell’arte la loro opera e parlano ad altri oltre che a loro.

Ecco dunque cosa sono questi miei scritti,scritti minuscoli che hanno l’unica pretesa di parlare a me e di me, forse.

Perché li pubblico,si dirà allora,…..li pubblico per poterli rileggere e per rivendicare il coraggio di giocare anche ad un gioco nel quale non siamo ne bravi ne tantomeno i meglio.

G.C.

Senza niente da dire

“Senza niente da dire”

Senza niente da dire
ascolto

e senza niente da dire,
vuotando le braccia nude
lungo il corpo,

resto in attesa
di sentire il sibilo
del silenzio

e di capire
cosa dire
anche quando
da dire
forse…

Senza niente da dire
si parla
senza parlare,

senza niente da dire
dico
e riesco ad ascoltare

*questa poesie esprime tutto il travaglio dell’artista che, pur sentendosi pieno di sensazioni cede al fatto che esse non siano verbalizzabili(senz aniente da dire/si parla/senza parlare), è la personale rincorsa poetica verso una scrittura del silenzio, è una tensione verso uno stato di empa e simpa tia che sogna ed anbisce alla telepa tia
In questa sua opera il poeta denuncia la mancanza d’ascolto [ascolto, resto in attesa, parlo senza parlare, dico, ascolto: io io io] delle proprie sensazioni anche quando esse non siano verbalizzabili, denuncia la mancanza di tentativo comunque perdente di denudarsi senza protezione [vuotando le braccia nude lungo il corpo](concetti presi dalla poetessa -omissis- del quale l’autore nutriva forte stima [leggasi fugace innamoramento ndr]).

 

(Vetrice-Pontassieve-Firenze 10-ottobre-2013)

Pit stop

“Pit stop”

In un mondo diverso,
dove non so camminare,
Ho rotto un vetro
e, prestandolo,
sanguino
di sangue non mio.
E lacrime
di vecchia solitudine
che portano forti la mia vita,
e vado,
e vago,
curioso e mesto
portando caos.
Strano inebrio
di vita altrui.
E quasi che rischio di perder la mia
Nel ritrovarla.
(Vetrice-Pontassieve-Firenze 10-ottobre-2013)