Circa l’utopia

circa l’utopia:
 
Se si aspettasse che i bambini sappiano parlare
per parlargli 
con buona probabilità essi non parlerebbero mai
e forse neanche noi avremmo mai parlato
 
l’utopia che sta alla base della nostra esistenza.
grazie a chi ci ha creduto per primo,
grazie sapiens? erectus? 
Neandertal?
cmq grazie.
forse.

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circa l’utopia diGiovanni Carli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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Indicazioni di v(U)oto

Elezioni – risposta ad una mail che mi invita a votare o , al limite, mi supplica di votare contro Renzi.

…e allora andiamoci dentro! chi me lo chiede?

persone con le quali non parlo mai di politica, provandoci tedio, annojo,

qualcuno mi disse, alla domanda cosa ne pensi del pensiero di Marx? è demodé!

Ma allora di cosa stiamo parlando?

ecco le mie indicazioni di VUOTO, le prendo dai bambini, le prendo da Rodari, dal mio mondo, dai miei compagni di viaggio, dalle persone che stimo ed alle quali credo, che ascolto e che mi ascoltano (alle volte)

c’è del vuoto! diamo indicazioni di vuoto, dov’è , qual’è che fare?

mancano spazi per giocare (a noi grandi!!! i bambini in un modo o nell’altro li trovano)

mancano giardini in cui stare

mi mancano i nonni che ridono, i genitori che comprendono, ajutano

mi mancano lavoratori che facciano politica con il loro lavoro

mi mancano studenti che facciano uguale

 

e io che faccio? no perché non vorrei essere uno di quelli che parla e basta, non vorrei essere un falso modesto

io accuso ogni relazione che mi lascia un vuoto dentro e che tendo a riempire con rabbie, rimostranze, accuse,

si creano dei vuoti che poi esistono, ci sono,

io…io cerco di battere ogni chiodo che mi si presenta, cerco di esserci ogni volta che posso, mi faccio forza e sono forza, mi faccio sentire e divento sentire, forza e sentire.

nello specifico? scrivo ad ogni docente che invece di fare lezione di 3 ore le fa di 45 minuti e lo rimprovero ( e mi abbasso la media universitaria! )

contesto personalmente ogni comportamento che non mi va.

abbasso la testa ogni volta che invece hanno ragione gli altri.

Mi vergogno ogni volta che ho dato di fuori contestando o rimproverando, mi sento scemo, inadatto, fuori luogo (questa è la paga che mi dà il mio sciopero eil mio attivismo)

cerco di fare ogni cosa con coscenza, dalla spesa a come tratto me e le persone che incontro anche per caso (leggasi impiegato della posta o operatrice del call center di turno  — e non le tratto sempre bene, rispondo vero! la verità! umano!)

ascolto alessandro bergonzoni che mi insegna un po’ di cose su cui riflettere, (credo avrebbe piacere ad essere scritto in minuscolo!)

faccio arte per capirmi, capire, giocare e per fare una cosa seria tra le tante stupidine che mi tocca di fare per sopravvivere.

sto sulle scatole! ecco, sì, sostanzialmente faccio questo.

e mi si danno indicazioni di voto?? vediamo, riesco a dar retta soltanto a chi apre un dialogo, meglio se di persona ma per adesso basterebbe anche soltanto rispondere a questo scritto (naturalmente ho già risposto a quella mail che mi arrivò)

diritti e doveri…. i nostri diritti…ok, va bene, ma dov’eri? è questa la domanda, tu dov’eri mentre quello accadeva, mentre quello veniva comunque votato per via di un potere più grande di ogni cosa e quindi da te, dal tuo votino incontrastabile ma che non contrasta niente (a mio parere sia chiaro, con grande amicizia e stima dei partigiani che ce lo hanno concesso…..bè, mi viene in mente che si votava anche durante il fascismo…altra cosa, altra cosa, lasciamo stare.)

 

non ultimo…ecco cosa faccio: mi espongo.

forse dopo che mi saranno arrivate risposte a questa mia di adesso mi vergognerò un poco di quello che ho scritto, mi scoprirò ignorante, forse un po’ cafone ma , ho deciso, mi espongo, questo credo io debba fare, più che votare per persone che pure mi stanno simpatiche ma che…

 

indicazioni di vuoto

mentre nascono bambini

diritti e dov’eri

a scrivere, mentre penso all’amore…questo sì un po’ demodé

…io Marx me lo vado a rileggere…anche se un po’ demodé lo è forse davvero ma

 

 

gc

per l’infanzia, anche quella adulta!

 

Impressioni sul buonismo e l'adozione

Conferenza sul buonismo e pregiudizzi sull’adottivo nella scuola
 
-Arrivo in ritardo,
-vado via prima
 
(questo non depone certo a mio favore!)
 
–:conferenza buonista sul buonismo! quasi il colmo!
 
ma gli spunti sono anche interessanti, si racconta, con giusta indignazione, di un esercizio, anzi, un compitino, dato da una maestra elementare che si scorda di avere un ragazzino adotatto tra gli allivi, il compitino è fare delle frecce ed unire in modo corretto queste tre indicazioni : villetta/pagoda/capanna  unire con un linea con    bambino bianco/bambino nero/bambino giallo, il bambino adottato (perl’appunto di pelle nera) unisce bambino nero a villetta  attenzione!!! la maestra, non solo non si rende conto della gaffe, LO CORREGGE!!!!
 
allora, io dico, è un problema di tutti uguali tutti diversi?, è un problema dei bambini adottati?, è un problema di buonismo? E’ UN PROBLEMA DELLA MAESTRA!!! e dell’istruzione pubblica in generale, chissà quante altre ne combina questa maestrina elementare (non certo complessa!) tra i suoi allievi, adottati o meno che siano. roba da mani nei capelli!!
 
vorrei consigliare un altro “compitino” alla maestrina: unire con una linea  fabbrica/casa o salotto-tv/cucina-stoviglie  con uomo/donna !!ta gueole!
 
 poi noto che si focalizza sulla diversità dei ragazzi, ma i ragazzi tendono a non sentirsi diversi, giocano, hanno modo di scambiare, sfogare, integrare, disintegrare; spesso sono gli adulti che invece si vede subito che non sono biologici, i ragazzi, benché di colore diverso, non li noti, i genitori hai la sensazione di poterli indicare da subito quali sono adottivi e quali no…(vedi: http://www.giovannicarli.com/2009/11/la-citta-di-cartone/)
 
 
poi arriva il maestro!
(quando uso questa parola con la minuscola mi vengono sempre in mente il maestro Gianni e il maetro Mario rispettivamente Rodari e Lodi, grandi Maestri, adesso sì con la maiuscola)
ci racconta di una sua esperienza che però non trova riscontro nella mia esperienza, eppur so che ne vedo e frequento molte di maestre e di maestri, dalle materne fino alle superiori, ci faccio percorsi annuali insieme, osservo quotidianamente il loro lavoro…come mai la sua esperienza mi sembra patetizzata? Ci sono molti movimenti (MCE-Movimento di Cooperazione Educativa è uno, forse quello più attivo nella nostra città) che sviluppano anche l’emotività, ci sono scuole dive c’è una materia che si chiama “Educazione Emotiva” chi ha avuto la fortuna di entrare, per esempio, in contatto con la Scuola Città Pestalozzi di Firenze sa di cosa parlo, e potrei citare molte maestre e maestri (purtroppo eroici! purtroppo nel senso gramsciano del termine, e eroici nel senso gelminiano, ripurtroppo) che fanno il suo stesso lavoro, mai vedo passioni minori, o raramente. Perché viene portato come simbolo? Ho paura, ho veramente paura che sia solo per motivi che mi irrigidiscono, temo, spero non sia soltanto perché appartenente agli adottati/adottanti, o peggio soltanto perché è un amico, o ancora peggio perché è maschio. No, chiaramente non può essere questo, però l’esperienza scolastica che racconta non mi sembra così 1-esemplare 2-particolare.
Intendiamoci, non dice cose sbagliate o brutte e cattive, soltanto mi sembarvano un po’ scontate e …aihmé, ecco il tema di questo mio scritto critico: mi sembra buonista, populista, scontatino, patetichetto
e però sbaglia anche lui (concedetemi questa piccola corerzione dell’etimo di una parola di grande imporatnza per me) maestro s’ignifica grande, non colui che sa, soltanto grande, di età, anziano alle volte, con l’accezione di avo altre, il maestro di cui parlava il Dottor maestro citando addirittura Dante era il “mastro” , colui che è più vecchio, quindi conosce più cose quindi comanda, attenzione il mastro comanda, ha un’accezzione patriarcale, mastro di bottega, dal quale si può imparare ma che non impara a sua volta.
Rodari e Lodi non si sarebbero senz’altro riconosciuti, mi sa, i maestri…elementari, elementari! perché voler esser diversi, complicati, maiuscoli?! elementari, maestri elementari. e’ così bello ed importante!
Insomma, io per primo so che s’impara dai bambini ma so anche che loro non c’insegnano, siamo noi ad imparare e loro sono solo bambini, con i loro problemi, non li idealizziamo in modo esagerato
L’adulto deve recuperare senz’altro la sua parte infanta ma non quella infantile, quella infantile la deve lasciare ad esclusivo uso dei bambini, non so cosa ne pensiate, ma questa è la mia idea.
 
Scusate davvero di questa mia lunga, forse anche fuori posto, missiva, al limite non la leggete e non rispondetemi ma avevo la necessità anche politica di comunicarvi queste cose.
 
Chiaramente l’ho comunicate, così, come le leggete, anche agli organizzatori del convegno che mi hanno invitato dopo un anno che non si facevano sentire, senza aver parlato e scambiato con me sul mio lavoro fatto per loro, sui surplus che sembrava apprezzassero, ecc ecc…dopo un anno mi invitano, poi mi propongono l’acquisto di un libro di fiabe…marketing? ma allora, dico io, perché non senza passare dal benchmarking? perché non scambiano notizie, esperienze….bo! c’è grande fretta, gran confusione, gran baccano, garndi luci, molta complicanza, molta maiuscolanza…maestro elementare, minuscolo, elementare, che bello…impariamo dai maestri invece che dai bambini, si fa prima…trucchetto!!,,,….il problema è scegliere i maestri, avete ragione. io consiglio, intanto, rodari,munari,lodi,bergonzoni,propp…
 
 
 
Resta il fatto che il lavoro di un associazione che si occupa di adozione internazionale è sempre degno, criticabile quanto volete o quanto voglio ma degno!, so che non sembra da queste mie parole, ma sono parole critiche proprio perché rispetto il lavoro e l’impegno e resto male quando vedo buonismo o gratuità o esclusività escludente altri disagi tipo quello della “normalità”.
 
mi è piaciuto molto l’intervento della professoressa-mamma adottiva, per esempio. solo che non vorrei sentire persone che si denotano già loro per prime come diverse, tutto qui, mi disturba questo, che io non denoto un genitore adottivo come diverso, non denoto un ragazzo adottato come diverso e sono spinto a farlo quando partecipo ad una conferenza, mi sembra pazzesco e su questo, forse, su questo ho da riflettere e nella speranza di indicare anche a loro (gli organizzatori e gli operatori dell’associazione) una riflessione altrettanto fruttuosa ho scritto queste righe e gliele ho mandate.
 
spero davvero non me ne vogliano.
gradirei una risposta, se possibile, e non mancherò di dire cazzo! avevano ragione, ho detto un mucchio di cazzate, e darò il sano diritto di replica sul mio blog, chiaramente!
 
gc

Recensioni Chez-Toi Pourquoi Pas #1

L’uomo che piantava gli alberi

a9dc91e140dce782c84dbf1ce82e1e8a.jpgIeri sera ho assistitito ad un piccolo spettacolo teatrale alla Casa del Popolo di Grassina.

Partendo da un testo già di base molto bello (“L’uomo che piantava gli alberi”, scritto da Jean Giono), lo spettacolo non era nient’altro che una narrazione con l’accompagnamento di una chitarra, in una scenografia molto calda nella sua semplicità.

L’attore che narrava (Giovanni Carli, il mio maestro) è stato bravissimo, riuscendo attraverso una narrazione naturale, ma fatta con il cuore, a lasciarti dentro la poesia della storia.

Anche il contorno è stato molto bello: lo spettacolo si svolgeva in un teatro molto grande, ma l’atmosfera è stata resa  familiare ed accogliente dal fatto che anche il pubblico era seduto sul palco, vicino agli attori. Nella piacevole atmosfera di non essere spettatori, ma persone che ascoltavano insieme la storia della notte.

Inoltre non vi era alcun biglietto, lo spettacolo ci è stato regalato… Grazie.

da dentroilcassetto blog

Commenti ai seminari di cloùn #2

…da dentro il cassetto/blog.

Questi abiti seri

99e6efe0ecdb0f907b8970017658b436.jpgCome è strano svegliarsi il lunedì mattina, scendere dal letto e rimettersi addosso la pelle da professionista, dopo un lungo fine settimana nel mondo del clown..

Il seminario è stato straordinario.

Confermo ancora una volta la bravura di Giovanni Carli, che riesce ad unire magistralmente tecnica, cultura e risate sino alle lacrime. Gli altri stage sul clown non sono riusciti a regalarmi tutto questo.

Eravamo nascosti uno spazio che lasciava tutto all’immaginazione: forse in passato era un cinema, forse un teatro, forse una saletta per i concerti. Adesso era solo una sala vuota, spoglia, un po’ sporca, un po’ a pezzi, ma che conservava ancora tutta la sua magia.

E in quella sala abbiamo studiato le varie meccaniche del clown. Divertendoci come pazzi, osando oltre i nostri limiti, sfidando i nostri disagi. Il clown porta una piccola maschera, solo un naso rosso. Una maschera che però a differenza delle altre, non ti nasconde, ma ti mette terribilmente a nudo.

Un’occasione per imparare a ragionare secondo altre logiche, uscendo dai soliti schemi in cui bisogna essere per forza intelligenti. Un’occasione speciale per liberare le nostre idee più folli.

Due giorni fuori dal mondo, tutti insieme.

Ed ora, che sono rientrata nella mia routine, sorrido dentro di me, perchè conservo gelosamente il segreto di quello che sono stata in questo grandioso fine settimana.

Commenti ai seminari di cloùn #1

Si chiude il sipario

Un bel sospiro, prima di riprendere a scrivere sul blog. Sono un po’ sparita, ma volutamente, avevo bisogno di digerire le emozioni di questi ultimi giorni.

Avevo bisogno di rielaborare uno spettacolo che è stato un successo per la platea ma terribile dietro le quinte, ci sono stati tanti inconvenienti, tanto da lasciare alla nostra ultima serata insieme un grande amaro in bocca.

Fortunatamente c’è chi, con la semplicità di una mail, ha saputo riavvicinarci, lasciando alle spalle tutto quel che era ormai accaduto.

Adesso il sipario si è chiuso. C’è tanta tanta tristezza per la fine di questo percorso. E si sente tanto il vuoto lasciato dalle esperienze teatrali, lasciate in sospeso per l’estate.

Si chiude quindi il sipario. E’stato un anno intenso, a volte difficile, ma interessante, entusiasmante, sia con l’Almaviva che con il Carli. Dopo la scontentezza dell’anno scorso, quando pensavo di mollare tutto, non avrei mai pensato di aver potuto ricevere dal teatro tanta soddisfazione.

E per concludere la stagione teatrale anche nel mio cassetto, vi regalo la foto dello stage sul clown dello scorso fine settimana, che è arrivata a sorpresa proprio oggi.

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Purtroppo sullo spettacolo di giovedì non ci sarà nessuna immagine, perchè oltre a tutte le negatività capitate, s’è rotta pure la telecamera e non è stato filmato niente..

Ballata per cloùn soli_Recensione #3

ballata per cloùn soli da dentro il cassetto

ballata per cloùn soli da dentro il cassetto
ballata per cloùn soli da dentro il cassetto

Martedì una bella serata. Numero uno perchè ho rivisto un’amica che non rivedevo da tanto tantissimo tempo e che sono sempre stra-contenta di rivedere (quanti nasi rossi abbiamo passato insieme!). Numero due perchè ho rivisto il mio maestro cloùn che ormai è anche un amico che non rivedevo da tanto tantissimo tempo e che sono sempre stra-contenta di rivedere. Numero tre perchè ho visto uno spettacolo davvero proprio carino, dove il mio maestro clòun che ormai è anche un amico ci ha fatto la regia. “Ballata per due cloùn soli” si chiama. Due cloùn che condividono la stessa casa arredata con scenografie pazzescamente esaltanti (enormi orologi ruotanti, porte inclinate, finestre dondolanti..), ma senza sapere l’uno dell’altro. Ridi, eh, perchè è inevitabile con un cloùn d’autore come quello del mio maestro cloùn. Però, come se lo gestisce lui, con il cloùn parli di cose serie, eh, come la solitudine. E ti arriva, immediata, perchè con il linguaggio dei bambini le cose arrivano subito. Clap clap per questo spettacolo.

E quindi ecco, a me è tornata di nuovo voglia di fare un po’ di cloùn. Non per i palcoscenici, eh, per me. Voglia di riassaporare la vita con la sensibilità di un cloùn. Che insomma, tutto ha un altro spessore. Anche tu stesso. E quindi, io intanto mi porto dietro il mio naso rosso, poi vediamo.